L’arrosticino…questa leccornia! Storia e abbinamenti

L’arrosticino questa leccornia! Ecco l’unica definizione possibile per questa pietanza, tanto semplice quanto gustosa e prelibata.

Gli arrosticini sono spiedini di carne di castrato o di pecora tipici della cucina abruzzese. In alcune zone anche chiamati invece rustelle o arrustelle oppure rostelle (nell’Imperiese).
Tipici della “zona pedemontana sul versante orientale del Gran Sasso”ed, in particolare, dell’area ai piedi del Voltigno (Civitella Casanova) – ad oggi, con piccole caratterizzazioni locali, vengono prodotti praticamente ovunque sul territorio abruzzese (sia a livello artigianale che industriale).

Il loro preciso luogo di origine è ignoto, ma di fatto è da ricercare nella zona pedemontana orientale del Gran Sasso d’Italia in provincia di Teramo e di Pescara.

Oggi questo piatto è diffuso in tutto il territorio regionale ed anche fuori dai confini regionali. Per le caratteristiche di bontà e praticità, si stanno facendo apprezzare anche fuori dall’Abruzzo, grazie a qualche imprenditore che li sta proponendo nelle maggiori catene distributive con soddisfacenti risultati, non solo presso le comunità di emigranti abruzzesi.
Gli arrosticini sono composti di carne ovina. Tradizionalmente viene utilizzata carne di castrato, oggi, vista la difficile reperibilità di questo tipo di carne, viene spesso utilizzata anche carne di pecora.

La preparazione consiste nel tagliare la carne in tocchetti di dimensioni molto ridotte ed infilarla in spiedini (in alcune zone detti “li cippe”). Gli arrosticini sono poi cotti alla brace, normalmente utilizzando un braciere dalla caratteristica forma allungata definito, in base al dialetto della zona, “fornacella”, “furnacella” o “rustillire”o anche “arrostellaro” (o anche più raramente “la canala”).

Per la riuscita dell’arrosticino, molto dipende anche dalla cottura e dalla griglia utilizzata, dalla temperatura del fuoco, ma soprattutto all’abilità del cuoco.

Abbinamenti e modalità tradizionali di consumo

Gli arrosticini sono solitamente accompagnati da fette di pane casereccio cosparse di olio extravergine di oliva (pane ‘onde), gli si abbina egregiamente un Montepulciano d’Abruzzo o, come in uso ancora nei locali più tradizionali, un mix di vino rosso locale diluito con gassosa (tre quarti di litro di vino ed uno di gassosa). Tradizionalmente vanno mangiati sfilando i pezzi di carne con i denti dal ceppo, tenuto con la mano.

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